Visualizzazione post con etichetta Ricordi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ricordi. Mostra tutti i post

martedì 7 novembre 2017

PROGETTO BŐTA VIÀ NIÈNT

           
  
In occasione della “Sagra del marrone” svoltasi a Caino il 15 0ttobre scorso, ha mosso i primi passi il “Progetto böta vià niènt” del Gruppo Pensionati Caino esponendo alcuni degli articoli donati dalla popolazione. Si tratta di pura testimonianza del passato, oggetti riguardanti la vita domestica, l’artigianato, il tempo libero, ecc.
“La trasformazione di questo progetto in una esposizione vera e propria”, riferisce la presidente dell’Associazione, “è strettamente collegata all’interesse della popolazione ad averla, mettendo a disposizione le testimonianze del passato che possiede in modo che le proprie unite a quelle degli altri possano rimanere nel tempo a completare ambienti e mestieri”. Se il futuro si può vedere dal numero crescente delle persone che ci credono donando qualcosa, tra non molto Caino avrà il suo piccolo Museo.

                                      







giovedì 31 marzo 2016

LA BOCCIA DELLE CARAMELLE


Tutti dovrebbero avere una boccia delle caramelle, piccola magari, ma che vi entri una piccola mano, altrimenti la mano stessa non potrebbe affondare tra le caramelle, girandole e rigirandole. Sembra di percepire la gioia di un nipotino cui è permesso di prendersi la caramella: anche una sola.

Forse perché si sapeva di questa felicità che la boccia delle caramelle era lì, sul bancone dell’oratorio, e solo la Oliva, suora angelina, col suo sorriso buono, lasciava mettere le mani a quei bambini che riteneva non avessero i soldi per comprarle. Allora l’oratorio, col poco che aveva, era interamente a disposizione dei bambini e non importava se non produceva utile; era importante invece che i bambini crescessero cristianamente sani e vivessero la loro stagione serenamente coi propri compagni accompagnati dalle attività loro dedicate. Il cinema gratis bisognava guadagnarselo imparando il catechismo, mentre gli esercizi spirituali erano gratis per tutti. Quello che mancava lo metteva la cassa della parrocchia che si assumeva la responsabilità educante, prima che economica. Certo, erano tempi diversi, i bambini e i ragazzi sono cambiati, ma forse un aiutino amoroso (anche al bar dell’oratorio) non dovrebbe essere cosa improponibile, così pure per corsi veri e propri di esercizi spirituali per ragazzi. Se ci fosse poi quella boccia, offerta al bambino da un volto sorridente, dove affondare la manina e sentirsi … amati.

Tra bambini che si ingozzano e bambini che guardano adoranti le forme e i colori delle caramelle nei contenitori trasparenti; tra bambini capricciosi e bambini buoni la differenza, forse, la fa l’accoglienza, quella della Oliva insegna.

venerdì 27 novembre 2015

I TRASPORTI A CAINO


Le persone più anziane si ricordano certamente la strada impolverata che saliva da Brescia verso la Valle Sabbia, percorsa prevalentemente dai carri carichi di legna. Il transito delle persone, se il luogo da raggiungere non era abbastanza vicino da essere percorso in bicicletta, veniva assicurato dalla diligenza trainata dai cavalli. Negli anni 50 fece capolino a Caino la prima corriera a motore guidata da Pierino Azzani, precursore del servizio pubblico che per tanti anni sarà assicurato dai pullman della Sia; su quei mezzi hanno guidato gli autisti storici: Antonio De Giacomi, Mario Benini, Anni, Giuseppe De Giacomi (Frico), Silvio Lanzanova, Giorgio Giorgi.

Ora la gestione del servizio è passato a Brescia Trasporti che ha allungato il percorso fino a Roncadelle inserendolo nella rete cittadina col n° 7.

venerdì 28 agosto 2015

ROMA – MONTE S. ANGELO Dal 21 maggio al 5 giugno 2013 Un cammino di 450 km tra la gente del Lazio – Campania - Puglia

Forse per rivivere i bei momenti dei miei viaggi a piedi e addolcire la sosta "forzata" di questo anno, ho sfogliato fotografie e appunti trovandone alcuni che mi piace condividere coi lettori.


A chi mi chiedeva: “Chi te lo fa fare” ho provato a rispondere, ma mi sono subito reso conto di essere poco comprensibile. Non è facile tradurre sentimenti ed emozioni personali abbinati alla fatica quotidiana di portare uno zaino lungo un cammino. E non sono nemmeno gli stessi sentimenti che si provano nei tanti pellegrinaggi giornalieri che nascono ormai un po’ dovunque. Non si tratta neppure di assegnare al “cammino” un’importanza basata sulla sua lunghezza o al numero di chiese che ci sono sul suo percorso. E’ un’esperienza che ogni pellegrino fa portando sé stesso (con quello che è) incontro agli altri, confidando di allacciare un filo col suo Creatore attraverso di loro e attraverso la natura che ogni giorno scorre davanti ai suoi occhi. Ma non è tutto bello e radioso; alla gioia di certi incontri a volte si alterna la delusione per un’accoglienza blanda, senza calore, forse data col sospetto di essere in presenza di turisti scrocconi, magari offerta proprio da coloro dai quali ti aspetti di più: sacerdoti e laici di una parrocchia; a volte, nonostante le telefonate, è proprio qualcuno di loro a dimenticarsi di te, e tu rimani fuori ad aspettare per ore. Ma qualcuno veglia su di te e supplisce a queste mancanze favorendo delle coincidenze che si manifestano al momento giusto e ti tolgono dagli impicci: è la mano della Provvidenza, il filo che volevi allacciare si è allacciato, se ci credi. Forse qualcuno ritiene di essere particolarmente fortunato e le coincidenze sono tutte per lui; io penso che quando in un tempo relativamente breve queste “fortune” si ripetono con una certa frequenza, non si tratta più di coincidenze. Quando un referente è irreperibile e tu riesci a trovare un suo collaboratore che non conoscevi, che non risiede in paese e che hai trovato per caso perché aveva un appuntamento con una persona proprio in quel momento, e un minuto dopo sarebbe stato altrove lasciandoti sconsolato all’addiaccio; quando un referente, pur esso irreperibile, viene sostituito dalla carità di una donna che  s’immedesima nelle tue difficoltà e fa surriscaldare il suo cellulare fino a quando trova una persona che ti apre il rifugio e ti consente di riposare dopo ore di attesa; quando alle cinque del mattino arrivi ad un incrocio con più strade, senza una sola indicazione, e si ferma un’automobilista a chiederti se hai bisogno e dove sei diretto; quando inutilmente vai cercando un bar dopo essere rimasto senza acqua e un passante al quale ti sei rivolto te la offre; ed altre ancora; tu chiamale come vuoi, io ringrazio la Provvidenza.
Mi piace pensare che queste “scosse” rianimino la mummia che sta dentro di me e mi facciano migliore: in fondo la meta, agognata fin dalla partenza, è un Santuario (nel nostro caso dedicato all’Arcangelo S. Michele) presso il quale chiedere una particolare intercessione, ci può ben stare, quindi, anche questa aspirazione.

Si torna “nuovi”? No! Ma un pochino diversi si! Si ha più coscienza delle proprie debolezze ma anche la consapevolezza che il “pellegrinaggio a piedi” costituisce un mezzo per conoscere meglio se stessi e domarle. Forse per questo si dice che si è pellegrini per sempre. Il cammino lento ti entra dentro perché ti obbliga a riflettere e ti costringe a continui esami di coscienza. Le tappe sono la tua preghiera e la tua penitenza: non rinunceresti mai a una tappa prima di aver raggiunto la meta: temi solo il tuo stato fisico, nessuna intemperie ti può fermare. Sei ben consapevole di non compiere alcuna impresa importante; tutti possono fare un “pellegrinaggio a piedi” (salute permettendo), quelli che vanno più spediti e quelli più lenti; il risultato sarebbe sempre lo stesso: ne rimarresti conquistato.

venerdì 3 aprile 2015

I MAITI'


Durante la Settimana Santa si ripeteva, immutata negli anni, la tradizione cara ai bambini: i “maitì” (da Mattutini delle tenebre). In quella ricorrenza i ragazzi potevano divertirsi e dare sfogo al loro innato bisogno di fare fracasso.
Rifacendosi al precetto ecclesiale che prevede di “legare le campane” per commemorare la morte di Gesù, durante quelle tre sere, al termine delle funzioni religiose, alcuni ragazzi venivano chiamati in presbiterio dal sacerdote per cimentarsi coi loro attrezzi, sostituendo il suono festoso della campana con un suono sgradevole e lamentoso che fa ricordare la morte.
Li chiamavano “maitì” o “gri”: sorta di cassettine di legno con manico e ruota dentata che, fatte girare su se stesse producevano quel rumore.

martedì 12 giugno 2012

LA SCALETTA D'ORO E I "BANDITI"

Le persone che hanno superato i 70 ed hanno sempre abitato a Caino, si ricordano perfettamente com'era il colle di San Rocco, specialmente sul versante che guarda il campanile. Ricordi che risalgono agli anni 49-50 di tutto un digradare di piani coltivati a frumento che al momento della maturazione lo vestivano d'oro. Pochi anni dopo (56-57) era già un colle brullo, senza più alcuna traccia di frumento, dove stormi di bambini (io compreso) giocavano a "banditi" con fucili e pistole ricavati da ramoscelli d'albero le cui forme avevano in comune con le armi solo la piega per l'impugnatura. Quel brulicare scatenato ("Nostro" cadde nella buca ora soprastante il laghetto del presepio) con continui sali-scendi e ruzzoloni, non ha mai destato alcuna preoccupazione nei loro genitori e il ripensarci oggi lascia un nostalgico ricordo di quel "panettone" che non ritornerà mai più com'era.

domenica 6 maggio 2012

LE PIANTE della GRANDE GUERRA

Non tutti sanno che lungo la parte finale della scalinata che porta alla chiesa parrocchiale e ai margini del sovrastante piccolo sagrato, erano state seminate 15 piante in ricordo dei caduti della guerra 15-18 di Caino. Per la verita' i caduti sono 14, evidentemente la quindicesima aveva un altro scopo (milite ignoto?). Magari qualcuno ha avuto una testimonianza più completa e può integrare questo ricordo. Sarebbe bello se in onore a quelle persone che ogni 4 novembre leggiamo sulla lapide, si ripristinasse anche il ricordo sulla scalinata, magari riportandola all'antico splendore.
INTEGRAZIONE
...A ricordo dei caduti si celebrò una grande festa chiamata "Festa della Rimembranza". In quell'occasione furono piantati 14 alberi, di fronte all'oratorio, ognuno col nome di un soldato. Un capitano degli alpini, don Galoni, ricordò brevemente i nostri morti parlando da un palco allestito dove ora c'è la statua della Madonna, all'ingresso della scuola materna.
Da "Caino e la sua storia"  pag. 272