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giovedì 21 settembre 2023

TENTAZIONE MISSIONARIA


Ho partecipato a una riunione di riflessione sull’Unità Pastorale, presieduta da prelati importanti che hanno già approfondito la tematica, e gli interventi, tutti pacati, hanno manifestato un grande interesse per quello che sarà la nuova comunità cristiana quando verrà a mancare il prete residente.

Dai relatori e dagli interventi, se ho capito bene, si è affermato che, quando questo accadrà, dovremo darci da fare per compensare la mancanza del sacerdote.

Ma io mi chiedo, per mantenere gli stessi banchi vuoti che c’erano prima? Per chi si accontenta può essere la soluzione, sempre che si riesca a fare comunità intorno ai soliti volti, noti per la loro dedizione. Penso invece che ci sia un’altra strada da percorrere molto più incisiva e aperta alla conversione nostra e di quelli che ci stanno vicino: approfittiamo dell’emergenza per mettere al centro dell’U.P. il sacerdote che diventa un nuovo missionario, che ha una sua casa, ma ha tante dimore (Mi riferisco ovviamente a quando ci sarà un unico sacerdote per tutto il territorio assegnato). Non so quante Messe potrà celebrare, ma dovrebbe restare sul territorio dell’ex Parrocchia, a turno, un po' di tempo per essere vicino, animare e suggerire proposte agli incaricati dell’apostolato, confessare e relazionarsi con la comunità.

Questo perché abbiamo un bisogno continuo che sia un “ministro” a dirci che stiamo sbagliando, che dobbiamo quotidianamente mettere al centro Cristo Crocifisso, che dobbiamo aprirci alla solidarietà e all’amore per i fratelli anche quando ci costa fatica, che ci dice parole di speranza quando siamo afflitti da gravi malattie o sferzati da disgrazie improvvise.

Pensare che ce la possiamo fare da soli, anche con tutta la buona volontà, mi pare sia molto illusorio; e non perché il prete sia il più santo di tutti, ma perché è il filtro tra Dio e noi ed è l’unico che non va mai contro le parole del Vangelo. Non mi sembra poco. Ho forti dubbi invece sull’accettazione eventuale di una simile proposta da parte dei sacerdoti.

Speriamo di essere solo agli inizi e il confronto prosegua per farci capire meglio non quello che andrebbe bene per noi ma quello che ci farebbe diventare, coi fatti, la Santa chiesa di Dio.

domenica 16 luglio 2023

UNITA’ PASTORALE - FACILE A DIRSI

 


Se mi permetto di formulare con convinzione il mio pensiero riguardo a questo tema non è certo per correggere le teorie di qualcuno, non ho né le capacità né le competenze, semplicemente rifletto su come sarà la mia vita quando Nave sarà il centro pastorale della nostra zona.

L’odierna crisi profonda del Cristianesimo ha causato una contrazione delle vocazioni religiose senza precedenti. Tutto ciò ha sollevato, specie negli ultimi tempi, un grande dibattito sulle Unità Pastorali, che sono state chiamate ad organizzare il popolo cristiano su un’area più vasta della singola Parrocchia rimasta priva del sacerdote.

Una cosa che balza all’occhio immediatamente in questi dibattiti consiste nella formulazione del tutto teologica, come se la conoscenza delle “Verità” bastasse a “sostituire” il sacerdote ed a ricostruire la Chiesa locale. Se neanche quando avevamo tanti sacerdoti non siamo riusciti ad essere veramente Chiesa, mi chiedo come lo possiamo diventare ora sulla scorta di possibili bravi maestri. In tutto lo sforzo profuso nel dibattito manca una qualità essenziale che da soli non possiamo darci: la carità.

Può darsi che sia in errore, ma a mio parere è proprio la poca attenzione che abbiamo dedicato a questa virtù che ci ha condotto nella situazione di crisi attuale. Da anni le chiese vanno svuotandosi e noi tutti abbiamo fatto poco perché le nostre convinzioni religiose annacquate riacquistassero sapore riversando un po’ di attenzioni ai nostri fratelli. Perché essere Chiesa significa prima di tutto essere fratelli e saper vivere da fratelli. Fare ogni sforzo possibile per superare gli ostacoli che lo impediscono. Scoprire di essere orgogliosi di essere cristiani. Forse nel nostro esame di coscienza ci saremo ritenuti poveri e peccatori e quindi non avevamo nulla da dire a quelli che ci stavano accanto; può darsi che le nostre convinzioni siano state poco profonde; magari non avevamo il coraggio di far notare il nostro disagio. Comunque sia nessuno di noi ce la può fare a vivere da buon cristiano senza l’aiuto di Dio, e dei fratelli che Lui ci ha messo accanto. Ecco perché il Sacerdote è importante: è il Ministro che ha il dovere di istruirci ad essere fratelli, nonostante il nostro stato, a saper superare i nostri difetti, ma senza offrire indulgenza a chi annacqua ciò che è Sacro. A dirci che il partecipare alla Santa Messa non è un dovere settimanale da assolvere senza calore, ma un evento che dovrebbe essere quotidiano e pieno di gioia. Se le nostre comunità provassero veramente questa gioia, quanto migliori sarebbero i rapporti fra di noi e, magari, nascerebbe anche qualche vocazione religiosa. Quante cose si dovrebbero dire sulla Messa, (anche con un po' più di entusiasmo da parte degli officianti) per scaldare l’Anima intorno alla potenza di quel Santo Rito.

Vogliamo sostituire il sacerdote in nome di una comunità autonoma? E con chi? È già una disgrazia rimanere senza sacerdote! Senza di lui noi siamo umanamente più fragili agli attacchi di Satana, e dovremmo tutti convenire quanto sia scatenato in questi tempi. Il pensiero di rimanere senza Messa dovrebbe spaventarci. Chi ci aiuterà a mantenerci sulla strada maestra dove Gesù, gli Angeli, i Santi, le Anime del Purgatorio e il Santo Padre ci aiutano ogni giorno a vanificare tutti i tentativi messi in atto dal demonio per portarci alla dannazione? Se viene a mancare il sacerdote non ci può bastare un teologo, ci occorre una persona buona ed esemplare che sappia essere “padre e madre” e funga da cordone ombelicale con il sacerdote incaricato di prendersi cura di questa nuova entità.

Non la vedrei quindi come questione di Fede, che pur sempre deve ispirare i comportamenti del cristiano, bensì la necessità di vivere quotidianamente da fratelli, ciascuno nel proprio ambito, aperti alla carità fraterna e alla solidarietà verso chiunque si trovi nel bisogno. Forse allora la Messa si dimostrerebbe quello che veramente è: memoria viva della morte e Risurrezione di chi ci amò fino alla fine, che ci riscattò dalla nostra superbia e ci preparò un luogo di eterna beatitudine ed ogni giorno ci offre tutta la Sua assistenza per raggiungerlo, perché non vuole che nessuno vada perduto. La Messa è tutto questo e, pur con tutti i nostri difetti umani, non può non dare gioia e serenità frequentarla, altrimenti c’è qualcosa che non va.

sabato 22 ottobre 2022

LETTERA APERTA AI CRISTIANI

 


Nonostante il tiepidume che avvolge la mia vita cristiana, mi sia consentito di offrire il mio contributo di discussione sulla costituenda Unità Pastorale. 

Innanzitutto, ci tengo a precisare che non è, e non può essere messo in discussione, la centralità del “pastore” che conduce il suo gregge, sia esso sacerdote, vescovo o Pontefice. Questi sono l’unico aiuto che l’uomo ha per migliorare la propria vita cristiana e quindi “salvarsi”. Non è pensabile una buona Unità Pastorale senza una guida sacerdotale. Ciò non esclude che una Unità Pastorale possa svilupparsi autonoma e in modo armonioso e laico, ma personalmente la considero una grande utopia.

Comunque la vogliamo vedere è sotto gli occhi di tutti il risultato della secolarizzazione. L’adeguamento alla cultura moderna ha ridotto la sensibilità verso il Sacro, la persona (se non addirittura gli animali) è diventata il centro della nostra attenzione e di tutta l'esistenza umana. Questo ci ha reso enormemente più fragili. Giusta la fraternità, la solidarietà e la giustizia, ma non basta.

Il benessere (chi non lo riconosce faccia i dovuti paragoni coi tempi delle emigrazioni) ci ha allontanati dalle pratiche essenziali della nostra religione intruppandoci nella cultura del materialismo e dell’indifferenza.

Se così non fosse, davanti alle emergenze che ci stanno davanti, ci saremmo già messi in ginocchio pregando Dio di avere misericordia di questa umanità così poco riconoscente. Mentre i nostri fratelli cristiani, nel mondo soffrono la persecuzione, nelle chiese si ode appena il sussurro di qualche preghiera rituale la domenica. Vorrei proprio sbagliare; magari tante persone stanno pregando con passione elevando novene e suppliche, ma temo che con i conventi, monasteri e seminari vuoti sia venuto a mancare il volano principale che sfornava cuori donati a nostro Signore in riparazione delle nostre debolezze. Più accumuliamo iniziative nelle comunità parrocchiali, meno persone entrano in chiesa. Perché? Io non lo so, quello di cui sono sicuro è che non dipende dalla pandemia, dal caro-bollette, dalla povertà, dal lavoro o altro; se così fosse le chiese dovrebbero riempirsi (almeno dai cristiani) per pregare l’Onnipotente affinché esaudisca le nostre suppliche.

Quanto sono lontani i tempi in cui le nostre mamme e nonne salivano con devozione ai santuari per ottenere la salvezza dei propri cari al fronte. È quella devozione che si è persa, un sentimento che vale più della stessa preghiera. Abbiamo sottratto alle celebrazioni liturgiche il raccoglimento per  il timore di trattenere troppo a lungo i fedeli in chiesa, come se gli sbuffi e i colpi di tosse dei frettolosi fossero segni importanti da tenere in considerazione per non privarci della loro presenza. È servito a qualcosa? Questi cristiani si sono allontanati ugualmente perché in chiesa non hanno trovato il Sacro, non hanno trovato il clima che favorisce i sentimenti, l’amore verso Gesù che ritorna ogni volta sotto le specie del pane e del vino per donarsi Divinamente ai suoi amici. La nostra è la Religione più amorevole che esista al mondo, eppure nella pratica (celebrativa ed umana), in Occidente, siamo dei nanerottoli a confronto dei nostri fratelli perseguitati. È duro e triste ammetterlo, ma spesso viviamo di tradizione e non di sentimento. Per cambiare non ci servono corsi biblici, sinodi, convegni o indottrinamenti particolari, serve riprendere la strada degli esercizi spirituali e creare spazi di silenzio durante la Messa e i sacerdoti devono dichiarare apertamente e con forza quali sono i confini che non si possono superare per mantenersi in armonia con Dio e con i fratelli. Far conoscere con tutta l’autorità possibile quanto sia pericoloso satana, se Dio non ci tiene per mano. L’esposizione del Santissimo poi, è una iniziativa importantissima perché chiama ciascuno di noi a passare un po’ di tempo con Gesù. Qualcuno ha paura del confronto perché si ritiene incapace ad esercitare questa pratica contemplativa (Chè noi sö a fa). Qualcuno dovrebbe spiegare che non è richiesto proprio niente: desiderare di ricevere la Sua compagnia e affidarGli i nostri problemi è più che sufficiente.

Se con il sacerdote vicino non siamo riusciti a costruire la “grande famiglia dei cristiani”, come faremo quando anche questo ci verrà tolto? La tentazione di creare un tramite tra una comunità parrocchiale e un “vicario” nel segno della tradizione non lo vedrei come stimolo alla conquista di una vitalità nuova. Vedrei meglio l’individuazione (da parte del vescovo o del vicario) di una persona benvoluta dalla popolazione ed esempio di fede vissuta, capace di suggerire o raccogliere modi e tempi per pregare e per stare assieme. Potrà la distanza dal sacerdote far scattare nella comunità cristiana una nuova energia o i fedeli saranno costretti ad “emigrare” in cerca di ragioni profonde per cui vivere? Cominciamo a pensarci!

venerdì 22 luglio 2022

LA COMUNIONE SULLA MANO

 


Mi sto appassionando alla lettura dell’intervista fatta da Padre Slavko Barbaric a Maria Simma, una donna dei nostri tempi (morta nel 2012 a Sonntag in Austria) in grado di parlare con le anime del Purgatorio (Cfr. “Fateci uscire da qui!”).

Tra i tanti richiami a ritrovare una fede genuina e il dovuto rispetto alla sacralità Divina con un comportamento cristiano coerente, ho trovato questi passi che mi hanno fatto riflettere profondamente.

 

Le anime del Purgatorio le hanno mai parlato dei ministri straordinari dell’Eucarestia?

Sì, in condizioni normali, solo le mani consacrate dei sacerdoti devono distribuire la ComunioneLa legge della Chiesa dichiara che questa regola sia rispettata a meno che non si verifichino delle “circostanze straordinarie” come quella del sacerdote costretto a letto. “Straordinario» non significa una situazione in cui si debba aspettare due o dieci minuti in fila per ricevere la Comunione. Dobbiamo sempre prepararci a ricevere Gesù nella preghiera. Chi insiste che tutto sia finito il più presto possibile, non ha capito quale enorme privilegio, sorgente di grazie e protezione sia per noi ricevere Gesù.
Se poi qualcuno vuole una prova che i ministri straordinari dell’Eucarestia, con la disinvoltura con cui si creano oggigiorno, non sono voluti da Dio, ecco un racconto molto significativo. Non molto tempo fa, in questa regione, mori una signora che distribuiva la Comunione e che aveva persuaso molte altre signore a fare altrettanto. Non la conoscevo molto bene, ma avevo sentito parlare di lei. Prima del funerale, la bara, che era già stata chiusa dopo l’estremo saluto dei familiari ed amici, venne riaperta dietro insistenza di un parente stretto che era giunto in ritardo. Nel sollevare il cofano, tuttavia, grande fu lo stupore dei presenti, tra i quali il sacerdote che officiava il rito funebre, nel constatare che c’era stato un cambiamento rispetto a prima: 
le mani della donna erano diventate tutte nere. Questo fatto fu per me, come per gli altri, la conferma che Dio volle darci, che mani non consacrate non dovrebbero distribuire Gesù nella comunione (e di conseguenza nessun laico dovrebbe ricevere sulle mani la Comunione – ndr).

È vero che molte cose di cui le anime del Purgatorio si sono rammaricate con lei riguardano le riforme liturgiche volute dal Concilio Vaticano Il? Cosa ne pensa di questo Concilio?

Si, con il Concilio si ebbero molte riforme del tipo cosiddetto ‘moderno’, ma queste riforme non avevano alcuna attinenza con lo spirito dello stesso Concilio. Alla base del Vaticano II c’era molto di buono poiché grande fu l’attività dello Spirito Santo. Tuttavia, come spesso succede con luoghi, eventi ed individui in cui è forte la presenza di Dio, Satana è sempre in agguato ed attacca, divide e porta scompiglio ovunque sia possibile per cercare di colpirne l’essenza stessa. E, per essere più precisa, aggiungerei che gli inviati di Satana sono molto meglio organizzati e perseveranti di tanti cattolici.

Mi è stato detto da almeno tre fonti serie che i Massoni si erano riuniti fin dal lontano 1925 per promuovere la distribuzione della Comunione in mano. Ci è voluto un po’ di tempo, ma alla fine ci sono riusciti.

Per quanto concerne tutte quelle riforme moderne che si ritengono erroneamente frutti divini del Concilio, le posso assicurare che NON è così e che i Massoni all’interno del Vaticano le avevano da tempo predisposte con l’unico intento di fortificare la presa di Satana sulla Chiesa. Quando fu chiesto a tutti i vescovi del mondo di votare l’istanza della Comunione in mano, la maggioranza era contraria. Inoltre, in nessun documento di questo Concilio c’è il benché minimo accenno a questa riforma. Lo stesso Papa Paolo VI disse che dopo quel Concilio il fumo nero di Satana aveva penetrato il tempio di Dio allo scopo di soffocare i frutti del Concilio. Come aveva ragione.

 

Tutto questo mi ha scombussolato non poco, convinto com’ero che “prendere la Comunione in mano” fosse una innovazione del Concilio per avvicinarci di più a Dio e non un atteggiamento irrispettoso come si legge nell’intervista. D’altra parte come non credere a Maria Simma che è sempre stata guidata dal suo parroco, seguita dal suo Vescovo e conosciuta dal Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II, senza che mai avesse avuto un richiamo. Superata la sorpresa, mi sono imposto di approfondire la questione.

Ho trovato questi commenti, non esaustivi, ma che confermano le parole di Maria Simma.

 

Approfondimento

 

Nel 1969 il numero sempre crescente di Vescovi che sostenevano la diffusione della somministrazione della "Comu­nione sulla mano" (inclusi allora anche i Vescovi di Germa­nia, Francia e Belgio) richiese a Papa Paolo VI di concedere un permesso speciale "al fine di sanzionare tale disobbedienza". In modo sorprendente, e dopo una resistenza a lungo combattuta, sembrò che egli si arrendesse. Nel tardo 1969, infatti, diede "il permesso speciale" di concedere la Santa Comunione sulla mano a certe Conferenze di Vescovi in cui si era andato affermando (nella disobbedienza) tale modo di riceverla ma nell'opposizione a quanto già prescritto. Dunque, questo "permesso speciale" venne concesso SOLTANTO a "certe comunità e certe città", e certamente NON in tutte le Diocesi e NON "come pratica abituale". Di conseguenza il suo inizio illegale, come pure la sua diffusione in così numerose nazioni risultano ingannevoli, non validi, viziati da errore e, infine, sbagliati. Tale permesso limitato, dato da Papa Paolo VI, gli venne estorto con la forza e con l'inganno. Ci si può meravigliare se egli disse che "il fumo di Satana" era entrato nella Chiesa?

Al fine di opporre resistenza a questa oltremodo cre­scente "abitudine alla disubbidienza", il Papa allora (sem­pre nel 1969) si rivolse a tutta la Chiesa, con una seria am­monizione (vehementer hortatur) riguardo i pericoli della somministrazione della Comunione sulla mano e con il consiglio, "per il bene della Chiesa stessa", che tutti i Vesco­vi, i sacerdoti ed i laici si conformassero ancora una volta al modo già in uso di ricevere la Santa Comunione sulla lin­gua. Questa ammonizione ed il consiglio che ne seguì godono tuttora di piena validità.

 

Nel 1975 l'Arcivescovo Annibale Bugnini, lo stesso autore di RIFORMA LITURGICA (NOVUS ORDO MISSAE), l'amato esperto in Liturgia e consigliere di Papa Paolo VI, proprio in merito a questo argomento, venne licenziato dal Papa non appena si scoprì la sua affiliazione massonica. Al momento della trattazione del problema, il Bugnini aveva dato troppa enfasi alle opinioni della mino­ranza e, allo stesso tempo, aveva minimizzato troppo le opinioni della schiacciante maggioranza. Aveva consigliato il Papa con aperte menzogne e terribili e distorte informazioni, ma il danno era già stato fatto e tutto il Cattolicesimo era ormai tremendamente minato da questo tradimento.

 

La notte in cui morì, Papa Giovanni Paolo I nel cassetto del suo tavolo aveva una lista di nomi di circa 30 Cardinali e Vescovi massoni che egli avrebbe licenziato il giorno seguente. (Cfr. L'OP­POSIZIONE... pag. 43).

 

Dopo 11 anni di Comunione sulla Mano, Giovanni Paolo II disse: “In diversi Paesi la Comunione sulla Mano è diventata una norma. Allo stesso tempo stanno diventando più forti le voci che lamentano la mancanza di devozione per le forme eucaristiche - una mancanza di cui devono farsi carico non solo coloro da cui essa è messa in evidenza, ma anche i Pastori della Chiesa”. 1980 (3s).

 

I documenti del Concilio non contengono nulla riguardo questo argomento così cruciale, ciò nonostante milioni di persone associano a torto la Comunione sulla mano al Concilio Vaticano II.

 

La Bibbia insegna:

"Abramo si prostrò con il viso a terra" (Gen 17,1-3).

Tutti gli israeliti "si alzavano e si prostravano ciascuno all'ingresso della propria tenda" (Es 33,10 seg.).

"Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra" (Fil 2,10).

"Prostratisi lo adorarono" (11 Divin Fanciullo. Mt 2, 11).

"Prendete e mangiate" (Mt 26,26).

"Davanti a me si piegherà ogni ginocchio" (Is 45,23).

"E i vegliardi si prostrarono in adorazione" (Ap 5,13 seg.).

Secondo Luca (22, 19), e secondo la legge, solo le mani consacrate possono "prendere" e "dare" alla gente. Il laicato rimane passivo.

"Nella cultura semitica al tempo di Cristo non si pensava nemmeno di porre il cibo in mano ai commensali. Se chi ospitava desiderava onorare l'ospite in un modo del tutto speciale, gli porgeva il cibo in bocca".

Il rispetto per tali costumi ebraici ha fatto sì che ne seguisse la tradizionale distribuzione della Comunione sulla lingua. Questa evidenza storica conferma la conclusione biblica che Cristo assunse una "norma basilare" e la adeguò affinché divenisse un "principio Divino".

Da “Il Santo Rosario” web

Continuerò ad approfondire l’argomento, ma fin da ora mi sono convinto di come devo essere io davanti all’Eucaristia: d’ora in avanti (regole Covid permettendo) riceverò la Comunione sulla lingua e in ginocchio. Non che questo basti a fare un buon cristiano, ovviamente, ma, con tale comportamento, oltre a riconoscere la Divinità davanti a noi, dimostriamo la nostra riconoscenza a Gesù per averci salvati morendo sulla croce.

Chi sostiene che i segni del cristiano vengono dopo, o sono meno importanti dei comportamenti, dice solo una mezza verità: i segni (come quello della croce, per esempio) sono come fari che attraggono l’attenzione di chi ci circonda, che osservano la nostra coerenza e ci studiano; non compierli è come sfuggire alle nostre responsabilità vergognandoci di quello che siamo per timore del giudizio popolare. Altro che comportamenti bigotti!

Perché chi si vergognerà di me e delle mie parole, in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo, con i santi angeli». Marco 8,38