domenica 25 gennaio 2026

AVERE LE IDEE CHIARE

 Ritengo importante riportare il discorso del Premier Canadese che a Davos ha analizzato, come nessun altro, la situazione drammatica che sta vivendo oggi il nostro pianeta.



È un piacere – e un dovere – essere qui con voi in questo momento di svolta per il Canada e per il mondo.

Oggi parlerò della rottura dell’ordine mondiale, della fine di una bella storia e dell’inizio di una realtà brutale, in cui la geopolitica tra le grandi potenze non è soggetta ad alcun vincolo. Ma vorrei anche sostenere che gli altri paesi, in particolare le medie potenze come il Canada, non sono senza poteri. Esse hanno la capacità di costruire un nuovo ordine che incorpori i nostri valori, come il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, la sovranità e l’integrità territoriale degli stati.

Il potere dei meno potenti inizia con l’onestà.

Ogni giorno ci viene ricordato che viviamo in un’era di rivalità tra grandi potenze. Che l’ordine basato sulle regole sta svanendo. Che “i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono”. 

Questo aforisma di Tucidide viene presentato come inevitabile, come la logica naturale delle relazioni internazionali che si riafferma. E di fronte a questa logica, c’è una forte tendenza dei paesi ad assecondare il sistema per stare bene. Per adattarsi. Per evitare problemi. Per sperare che il rispetto di questa logica garantisca la sicurezza. Non sarà così. Quindi, quali sono le nostre opzioni?

Nel 1978, il dissidente ceco Václav Havel scrisse un saggio intitolato Il potere dei senza potere. Nel saggio poneva una domanda semplice: come faceva il sistema comunista a mantenersi in piedi? La sua risposta iniziava con un fruttivendolo. Ogni mattina, questo negoziante espone un cartello nella sua vetrina: “Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!”. Non ci crede. Nessuno ci crede. Eppure espone il cartello lo stesso: per evitare guai, per segnalare la propria adesione al sistema, per tirare avanti. E poiché ogni negoziante in ogni strada fa lo stesso, il sistema persiste. Non solo attraverso la violenza, ma attraverso la partecipazione della gente comune a rituali che, in privato, sa essere falsi.

Havel definì tutto ciò “vivere nella menzogna”. Il potere del sistema non deriva dalla sua verità, ma dalla inclinazione di ognuno a recitare la propria parte come se fosse vera. E la sua fragilità deriva dalla stessa fonte: quando anche una sola persona smette di recitare – quando il fruttivendolo toglie il suo cartello – l’illusione inizia a incrinarsi.

È tempo che le aziende e i paesi tirino giù i loro cartelli.

Per decenni, paesi come il Canada hanno prosperato sotto quello che abbiamo chiamato l’ordine internazionale basato sulle regole. Abbiamo aderito alle sue istituzioni, lodato i suoi princìpi e beneficiato della sua prevedibilità. Sotto la sua protezione, abbiamo potuto perseguire politiche estere basate sui valori.

Sapevamo che la storia dell’ordine internazionale basato sulle regole era parzialmente falsa. Sapevamo che i più forti se ne sarebbero approfittati quando lo avrebbero trovato conveniente e che le regole del commercio venivano applicate in modo asimmetrico. E che il diritto internazionale veniva applicato con rigore variabile a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima.

Questa finzione era utile, e l’egemonia americana, in particolare, ha contribuito a fornire beni pubblici: le rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile, la sicurezza collettiva e il supporto a strutture per la risoluzione delle controversie. Così, abbiamo esposto il cartello in vetrina. Abbiamo partecipato ai riti. E abbiamo ampiamente evitato di denunciare il divario tra la retorica e la realtà.

Questo patto non funziona più. Permettetemi di essere diretto: siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione.

Negli ultimi vent’anni, una serie di crisi nei settori della finanza, della sanità, dell’energia e della geopolitica ha messo a nudo i rischi di un’integrazione globale estrema. Più di recente, le grandi potenze hanno iniziato a usare l’integrazione economica come arma. I dazi come strumento d’influenza. L’infrastruttura finanziaria come coercizione. Le catene di approvvigionamento come vulnerabilità da sfruttare. Non si può “vivere nella menzogna” del mutuo beneficio attraverso l’integrazione, quando l’integrazione stessa diventa la fonte della propria subordinazione.

Le istituzioni multilaterali su cui le medie potenze facevano affidamento – il WTO, l’ONU, la COP – ovvero l’architettura della risoluzione collettiva dei problemi, sono fortemente indebolite. Di conseguenza, molti paesi stanno giungendo alle stesse conclusioni. Devono sviluppare una maggiore autonomia strategica: nell’energia, nel cibo, nei minerali critici, nella finanza e nelle catene di approvvigionamento.

Questo impulso è comprensibile. Un paese che non può nutrire sé stesso, rifornirsi di energia o difendersi, ha poche opzioni. Quando le regole non ti proteggono più, devi proteggerti da solo. Ma dobbiamo essere lucidi su dove questo conduca. Un mondo composto da fortezze sarà più povero, più fragile e meno sostenibile.

E c’è un’altra verità: se le grandi potenze abbandonano persino la messinscena delle regole e dei valori per il perseguimento senza freni del proprio potere e dei propri interessi, i vantaggi del “transazionalismo” diventano più difficili da replicare. Gli egemoni non possono monetizzare continuamente le proprie relazioni.

Gli alleati diversificheranno per tutelarsi dall’incertezza. Cercheranno dei modi per mettersi al riparo dai pericoli. Aumenteranno le opzioni a disposizione. Ciò ricostruisce la sovranità: una sovranità che un tempo era fondata sulle regole, ma che sarà sempre più ancorata alla capacità di resistere alle pressioni.

Come ho detto, questa classica gestione del rischio ha un prezzo, ma il costo dell’autonomia strategica, della sovranità, può anche essere condiviso. Gli investimenti collettivi nella resilienza sono più economici rispetto al tentativo di ogni nazione di costruire la propria fortezza. Standard condivisi riducono la frammentazione. Le complementarità sono a somma positiva.

La questione per le medie potenze, come il Canada, non è se adattarsi a questa nuova realtà. Dobbiamo farlo. La questione è se ci adatteremo limitandoci a costruire mura più alte o se saremo capaci di fare qualcosa di più ambizioso.

Il Canada è stato tra i primi paesi a sentire la sveglia, e questo ci ha spinto a cambiare radicalmente la nostra posizione strategica. I canadesi sanno che la nostra vecchia e rassicurante convinzione, secondo cui la nostra posizione geografica e l’appartenenza a certe alleanze ci avrebbero conferito automaticamente prosperità e sicurezza, non è più valida.

Il nostro nuovo approccio si fonda su quello che Alexander Stubb ha definito «realismo basato sui valori» o, per dirla in altro modo, miriamo a essere di buoni princìpi e pragmatici al tempo stesso. Saremo di buoni princìpi nel nostro impegno verso i valori fondamentali: sovranità e integrità territoriale, divieto dell’uso della forza se non in conformità con la Carta delle Nazioni Unite, rispetto dei diritti umani. Saremo pragmatici nel riconoscere che il progresso è spesso incrementale, che gli interessi divergono e che non tutti i partner condividono i nostri valori. Ci stiamo impegnando molto, strategicamente e con gli occhi aperti. Affrontiamo attivamente il mondo così com’è, senza aspettare che il mondo sia come vorremmo.

Il Canada sta calibrando le proprie relazioni in modo che la loro profondità rifletta i nostri valori. Stiamo dando priorità a un impegno ampio per massimizzare la nostra influenza, data la fluidità dell’ordine mondiale, i rischi che ciò comporta e la posta in gioco per ciò che verrà dopo. Non facciamo più affidamento solo sulla forza dei nostri valori, ma anche sul valore della nostra forza.

Stiamo costruendo questa forza nel nostro paese. Da quando il mio governo è entrato in carica, abbiamo tagliato le tasse sui redditi, sulle plusvalenze e sugli investimenti delle imprese; abbiamo rimosso tutte le barriere federali al commercio interprovinciale e abbiamo dato priorità a investimenti per mille miliardi di dollari in energia, intelligenza artificiale, minerali critici, nuovi corridoi commerciali e altro ancora. Raddoppieremo la nostra spesa per la difesa entro il 2030, facendolo in modi che rafforzano le nostre industrie nazionali.

Ci stiamo diversificando rapidamente all’estero. Abbiamo concordato una partnership strategica con l’Unione Europea, che include l’adesione al SAFE, l’accordo europeo sugli appalti per la difesa. Negli ultimi sei mesi abbiamo firmato altri dodici accordi commerciali e di sicurezza in quattro continenti. Negli ultimi giorni abbiamo concluso nuove partnership strategiche con la Cina e il Qatar. Stiamo negoziando accordi di libero scambio con l’India, l’ASEAN, la Thailandia, le Filippine e il Mercosur. Per contribuire a risolvere i problemi globali, stiamo perseguendo la “geometria variabile”: coalizioni diverse per questioni diverse, basate su valori e interessi.

Sull’Ucraina, siamo un membro centrale della “Coalizione dei Volenterosi” e uno dei maggiori contributori pro-capite per la sua difesa e sicurezza. Sulla sovranità dell’Artico, siamo fermamente al fianco della Groenlandia e della Danimarca e sosteniamo pienamente il loro diritto unico di decidere il futuro della Groenlandia. Il nostro impegno verso l’Articolo 5 [della NATO, ndt] è incrollabile.

Stiamo lavorando con i nostri alleati NATO (inclusi i “Nordic Baltic 8” [un accordo di cooperazione tra Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Estonia, Lettonia e Lituania, ndt]) per mettere ulteriormente in sicurezza i fianchi settentrionale e occidentale dell’alleanza, anche attraverso gli investimenti senza precedenti del Canada in radar over-the-horizon, sottomarini, velivoli e truppe sul campo. Il Canada si oppone con forza ai dazi legati alla Groenlandia e chiede colloqui mirati per raggiungere gli obiettivi condivisi di sicurezza e prosperità per l’Artico.

Sul commercio plurilaterale, stiamo promuovendo gli sforzi per costruire un ponte tra la Partnership Trans-Pacifica (CPTPP) e l’Unione Europea, creando un nuovo blocco commerciale da 1,5 miliardi di persone. Sui minerali critici, stiamo formando “club di acquirenti” ancorati al G7, affinché il mondo possa diversificarsi rispetto a forniture eccessivamente concentrate.

Sull’intelligenza artificiale, stiamo cooperando con le democrazie affini per garantire che non saremo costretti, alla fine, a scegliere tra egemoni e hyperscaler [i grandi fornitori di servizi cloud che gestiscono i datacenter, ndt]. Questo non è multilateralismo ingenuo. Né si tratta di fare affidamento su istituzioni indebolite. Si tratta di costruire coalizioni che funzionino, questione su questione, con partner che condividano abbastanza basi comuni per agire insieme. In alcuni casi, questo coinvolgerà la vasta maggioranza delle nazioni.

E si tratta di creare una fitta rete di connessioni attraverso il commercio, gli investimenti e la cultura, alla quale poter attingere per le sfide e le opportunità future. Le medie potenze devono agire insieme perché, se non sei seduto al tavolo, sei sul menu.

Le grandi potenze possono permettersi di procedere da sole. Hanno un mercato grosso, la capacità militare e la forza contrattuale per dettare le condizioni. Le medie potenze non possono. Ma quando negoziamo solo bilateralmente con un egemone, negoziamo da una posizione di debolezza. Accettiamo ciò che ci viene offerto. Gareggiamo tra noi a chi è più accondiscendente.

Questa non è sovranità. È una messinscena della sovranità mentre si accetta la subordinazione. In un mondo di rivalità tra grandi potenze, i paesi che si trovano nel mezzo hanno una scelta: competere tra loro per ottenere favori o unirsi per creare una terza via che abbia un impatto. Non dovremmo permettere che l’ascesa dell’hard power ci renda ciechi di fronte al fatto che il potere della legittimità, dell’integrità e delle regole rimarrà forte, se sceglieremo di esercitarlo insieme.

Questo mi riporta a Havel. Cosa significherebbe per le medie potenze “vivere nella verità”?

Significa chiamare la realtà con il suo nome. Smettere di invocare l’“ordine internazionale basato sulle regole” come se funzionasse ancora come promesso. Definire il sistema per quello che è: un periodo di intensificazione della rivalità tra grandi potenze, in cui i più potenti perseguono i propri interessi usando l’integrazione economica come arma di coercizione.

Significa agire con coerenza. Applicare gli stessi standard agli alleati e ai rivali. Quando le medie potenze criticano l’intimidazione economica proveniente da una direzione ma rimangono in silenzio quando proviene da un’altra, stiamo continuando a tenere il cartello esposto in vetrina. Significa costruire ciò in cui affermiamo di credere. Creare istituzioni e accordi che funzionino esattamente come descritto, invece di aspettare che il vecchio ordine venga ripristinato.

E significa ridurre la forza contrattuale che permette la coercizione. Costruire una solida economia interna dovrebbe essere sempre la priorità di ogni governo. La diversificazione internazionale non è solo prudenza economica; è la base materiale per una politica estera onesta. I paesi si guadagnano il diritto di prendere posizioni di principio riducendo la propria vulnerabilità alle ritorsioni.

Il Canada ha ciò che il mondo desidera. Siamo una superpotenza energetica. Possediamo vaste riserve di minerali critici. Abbiamo la popolazione più istruita al mondo. I nostri fondi pensione sono tra gli investitori più grandi e sofisticati a livello globale. Abbiamo capitali, talento e un governo con un’immensa capacità fiscale per agire con decisione. E abbiamo i valori a cui molti altri aspirano.

Il Canada è una società pluralistica che funziona. La nostra opinione pubblica è rumorosa, diversificata e libera. I canadesi restano impegnati sul fronte della sostenibilità. Siamo un partner stabile e affidabile in un mondo che è tutto fuorché questo; un partner che costruisce e valorizza le relazioni a lungo termine.

Il Canada possiede anche qualcos’altro: la consapevolezza di ciò che sta accadendo e la determinazione ad agire di conseguenza. Comprendiamo che questa rottura richieda qualcosa di più di un semplice adattamento. Richiede onestà riguardo al mondo così com’è.

Stiamo togliendo il cartello dalla vetrina. Il vecchio ordine non tornerà. Non dovremmo piangerlo. La nostalgia non è una strategia. Ma dalla frattura possiamo costruire qualcosa di migliore, di più forte e di più giusto. Questo è il compito delle medie potenze, che hanno più di tutti da perdere in un mondo di “fortezze” e più di tutti da guadagnare in un mondo di cooperazione autentica.

I potenti hanno il loro potere. Ma anche noi abbiamo qualcosa: la capacità di smettere di fingere, di chiamare la realtà con il suo nome, di costruire la nostra forza in patria e di agire insieme. Questa è la strada del Canada. La scegliamo apertamente e con fiducia. Ed è una strada spalancata a ogni paese che voglia intraprenderla insieme a noi.

lunedì 12 gennaio 2026

I NOSTRI LUTTI DAL 2026


2026
COMINI AIMO anni 91 (Bedizzole)
VENTURINI AGNESE anni 91

martedì 6 gennaio 2026

EPIFANIA

 

Se avere un'epifania significa provare un'improvvisa e profonda illuminazione o una rivelazione, una presa di coscienza improvvisa che svela il significato essenziale di qualcosa, allora dobbiamo constatare che i grandi “luminari” della politica mondiale sono parecchio miopi e piuttosto ottusi.

Dopo secoli di guerre tra i popoli, interrotte dalle convenzioni internazionali che hanno dato origine agli Enti e Tribunali sovranazionali, ecco manifestarsi una nuova era dove le regole vengono dettate dal più forte. L’ONU non conta niente; le convenzioni internazionali sono carta straccia; chi rifiuta il “vassallaggio” è destinato a fare una brutta fine. Meloni con Trump, Salvini con Putin, Putin con Si Jin Ping e Modi. E l’Europa in ordine sparso. Poi ci meravigliamo che i giovani, quelli di talento, stiano lontani dalla politica. I “grandi” pensano agli interessi di oggi, i giovani sono preoccupati per un domani denso di nuvole minacciose.

Trump, l’uomo oggi più influente al mondo, ha portato alla cattura di Maduro in casa sua (Venezuela) per giudicarlo negli Stati Uniti; lo stesso uomo che manifesta la sua determinazione ad impossessarsi della Groenlandia; Cuba è nel mirino da sempre. L’ONU tace. Cosa succederà quando Trump deciderà di impossessarsi della Groenlandia che fa parte della Danimarca (pur con uno status speciale) che a sua volta fa parte della NATO e della CEE?  Posso immaginare il grado di prostrazione dei nostri politici, in questo momento, davanti a questo dilemma. Non è più possibile tenere i piedi in tre scarpe: o si sta con Trump o si sta con la NATO e la CEE, o ancora si può rompere con la NATO a favore della CEE e viceversa, con tutti i rischi conseguenti. Perché il presidente degli USA, che si sente il nuovo Napoleone, non si lascerà influenzare da nessuno e andrà dritto per la sua strada perché si illude che nessuno lo possa fermare. Quello che è certo è che la NATO si frantumerà e la CEE si dissolverà e l’instabilità politica ed economica genererà frizioni e minacce di tempi che ritenevamo ormai relegati nel passato. Questa nefanda prospettiva può essere evitata solo da un miracolo: l’unità della CEE sia nell’economia che nella difesa, senza queste basi ogni stato dell’unione diventerà preda facile di uno dei potenti occupati a spartirsi le risorse del pianeta.

Il Dio della speranza, che si è manifestato ai “Magi” come faro di pace e solidarietà tra i popoli, illumini le menti dei governanti affinché ritrovino la coesione necessaria per scongiurare future calamità.


martedì 30 dicembre 2025

 


LA BOLLA DI SAPONE INTORNO AL POTERE

Chi gestisce il potere è assodato che sia trasportato a decidere in autonomia, a dispetto dell’uso frequente della frase “in nome del popolo italiano”. “Potere”  significa decidere di fare qualcosa, non poter fare o non poter decidere equivale a “impotenza”. Per governare in modo non autocratico, spesso, è necessario coalizzarsi rinunciando a qualche principio dei quali si è portatori. È esattamente quello che sta succedendo oggi in Italia e nel resto dell’Europa. Quando il generale Vannacci afferma che stiamo alimentando una guerra già persa si dimentica di qualificare quell’invasione come giusta o sbagliata; si dimentica di spiegare che quella guerra ha tolto la vita a centinaia di migliaia di persone e un esercito di feriti da una parte e dall’altra per un puro capriccio del potere; si dimentica di dire che l’aiuto fornito “con limiti” dall’Europa e dall’America è ben al di sotto delle necessità difensive di un popolo che preferisce l’annientamento all’umiliazione.

L’opposizione di alcune nazioni europee, non fanno altro che alimentare e manifestare sempre più la nostra debolezza e la nostra irrilevanza come UE, con grande soddisfazione di chi vorrebbe governare il mondo intero.

L’umiliazione di Zelensky alla Casa Bianca nello scorso Febbraio da parte di Trump e del suo vice e il tappeto rosso a Putin in Alaska ad Agosto, seguito da un accordo preconfezionato tra i due non è emblematico?

Quando mai il “potere” fine a sé stesso ha prodotto benefici alla popolazione? “Armatevi e partite” è il detto popolare più azzeccato della storia. Per stare alla narrazione degli ultimi conflitti: dopo la carneficina della Prima guerra mondiale, la protesta contro la miseria e la fame è stata stroncata dal “potere” utilizzando lo squadrismo fascista, lo stesso “potere fascista”  che ci abbandonò alla furia nazista; quando le cose presero una brutta piega ecco le autorità del “potere” abbandonare il loro Popolo e darsi a una  fuga ignominiosa: il Duce e la famiglia reale; intanto, centinaia di migliaia di soldati abbandonati a se stessi venivano deportati nei lager tedeschi, non dimentichiamolo mai. Non dimentichiamo neppure le brutalità  perpetrate durante l’invasione della Polonia, della Cecoslovacchia e dell’Ungheria e di parte della Germania da parte dei russi. E non è stato il “potere” a generare la feroce guerra civile in Jugoslavia e Spagna?  E se dominio equivale a “potere” quante altre guerre, pur lontane da noi, sono state accese a dispetto degli “impotenti sudditi”.

Dalla caduta del “muro” abbiamo pensato che fosse arrivato un “mondo nuovo” con la crisi del comunismo in Russia e in Polonia per la ribellione della popolazione. È stata solo una pausa, il tempo necessario per ricostituire il nuovo “zarismo” di Putin, quello che anche Trump vorrebbe imporre per tenere in scacco tutto il mondo occidentale: “o fate quello che dico io o distruggeremo la vostra fragile economia”.  In questo senso si può interpretare la richiesta di Trump di elevare il contributo alla NATO al 5% del PIL entro il 2035 (Accordo Nato Aja 2025).

E noi cosa facciamo? Come se fossimo in una bolla di sapone, litighiamo e facciamo passare il tempo, l’esatto contrario di quello che dovremmo fare. Con il solito spirito italico per elevare il contributo della nostra partecipazione alla NATO abbiamo inserito lo Stretto di Messina, la Guardia di Finanza, la Guardia Costiera ed altre voci che nulla hanno a vedere con la difesa atlantica. Se consideriamo che allo stato attuale le nostre forze armate sono sottofinanziate così come la maggior parte delle nazioni europee, possiamo renderci conto fin troppo bene del risultato in caso di aggressione. Noi italici siamo davvero imbattibili: riusciamo a dividerci perfino sul titolo degli aiuti per l’Ucraina (DPFP 2025). L’ipocrisia politica (a 360 gradi) regna sovrana. Il pericolo di un conflitto è percepito generalmente come altamente improbabile, pertanto, ognuno guarda alla politica con tolleranza e illusione facendo gli scongiuri. Ma l’Europa se lo può permettere? Se per predisporre una DIFESA antidrone e antimissile serve molto tempo e molto denaro, che uno Stato da solo non può sostenere, è del tutto evidente che per questa eventualità non stiamo facendo assolutamente nulla.

Speriamo che la Politica si responsabilizzi e sia in grado di evitare che uno Stato dell’Unione sia aggredito come è stato per l’Ucraina: sarebbe una catastrofe.

domenica 9 marzo 2025

I NOSTRI LUTTI dal 2012 al 2025

 2012

...
GIACOMELLI AGATA  anni 88
SCALMAZZI  PIETRO anni 90
RAGNOLI OLIVO  anni 46
DE GIACOMI  BORTOLO anni 58
TAMUSSI TERESA anni 88
PEDROTTI MARIO anni 80
BORRA GIUSEPPE anni 83
2013
MERIGO GIOVANNI anni 76
PANIZZA LUCIA anni 79 
ZUCCHINI  EUGENIO anni 80 
DI SERIO CATERINA anni 75 
LUCIA (NINA) GIACOMELLI anni 86 
ANGELA (MIRY) BORRA anni 74 
ARTEMISIA  MARCHESI anni 95
MARIA BENINI anni 87
GUIDO DE GIACOMI anni 88
GNUTTI  MARIA anni 83
COLOMBO CLARA anni 84
LONARDINI  ANGELA  anni 78
  2014
LORUSSO MATTEO anni 81
SAMBRICI ANGELO anni 84 
PIRLO PIERINA (Tilde) anni 85 (Morta a Urago Mella)
TAMENI PAOLO anni 72 
DEGIACOMI  ANGELO anni 90 
BONDONI VIRGINIA anni 89
PERONI SANTINA anni 85 
FAGONI ANGELA anni 89 
DEGIACOMI GIOVANNI (Ciara) anni 90 
BORRA TERESA (Rina) anni 98 
BERTACCHINI GIULIANO (Mario) anni 67 
SATERINI  BRUNA (ved. Zenere) anni 90
DE GIACOMI LUIGI anni 85 
2015
CINGHIA GUGLIELMA anni 88
BERTACCHINI VITTORIA anni 91
DE GIACOMI EVARISTO  anni 93
DE GIACOMI NATALINA anni 93
BERTACCHINI  ROSA   anni 74
SILVESTRI  FRANCO  anni 87
BERTACCHINI  MARTINA anni 84
BERTACCHINI CATERINA anni 85
FACCHINI MARIA (levatrice) anni 95 (Vill. Prealpino)
BERTACCHINI GIAELE anni 73
EMER  FLAVIO anni 46
ZORZI  GIUSEPPINA anni 105
BERTACCHINI  GRAZIANA anni 59
BETTELLI  ESTERINA anni 82
ZUCCHINI  ADOLFO anni 76
GIACOMELLI  PIETRO anni 73
SILVESTRI  ANGELA anni 89
PANADA FIORENZA anni 88
BEZZI  RENATO anni 80
MAZZOLENI  ALMERINO anni 77
FRANCESCHETTI PIERINA anni 83
DE MARIA ROSA anni 85
FUSI GIULIETTA anni 95
2016
DEGIACOMI  LUCIA anni 81
PEDROTTI  BORTOLO anni 82 (Nave)
ERBAGGI DOMENICA MARIA anni 95
GHIDONI MARIA (Gina) anni 93
TAMUSSI DOMENICA (Nina) anni 89
TAIOLA RACHELE  anni 85
GUGLIELMO EMILIA anni 91
SANDRINI  MARIA anni 61
LONGHI  MARIA anni 89
CARLI CATERINA anni 86
DE GIACOMI GIUSEPPE anni 74
2017
ZUBANI  VALERIA anni 85
AZZANI  GUIDO anni 92
AZZANI  BRUNA anni 95
BROZZONI  BIAGIO anni 91
PRANDINI  GASPERINA (Suora) anni 81
FERANDI  CAROLINA anni 92
DE GIACOMI  GIUSEPPE  (Gepo) anni 69
BERTACCHINI  GUIDO anni 91
KLAEDEN  ELSA anni 97
MAGRI MIRELLA anni 80
SCALVENZI RAFFAELLA anni 86
BERTACCHINI MICHELE (Ginetto) anni 69
GIACOMELLI ALESSANDRO anni 62
BENINI MADDALENA  anni 82
DE GIACOMI  GIUSEPPE (Frico) anni 78
FERRAMI MARIA anni 92 (Muratello di Nave)
ZILETTI ISABELLA anni ...
BERTACCHINI MARTINA anni 85
DE GIACOMI VALERIA anni 98
BENINI SAVERIO anni 83
BROZZONI BRUNA anni 88 (Brescia)
DE GIACOMI ALFREDO anni 66

2018

EMER DARIO anni 85
LONGHI FAUSTINO anni 83
ZUCCHINI SANDRO anni 79
SCALMAZZI MARIO anni 88
NEGRONI NATALINA anni 72
MEREU CESIRA anni ...
BERTACCHINI ERNESTO anni 93
LOCATELLI AMELIA anni 88
DE GIACOMI ANGELO anni 66
MINETTA IGNAZIO anni 76 (Paderno F.C.)
GNUTTI CLARA anni 90
MAESTRI GEMMA anni 89
LOSSI GIOVANNI anni 61
NICOLINI ENZO anni 75
TAMUSSI ISIDORO anni 89
DE GIACOMI BRUNO anni 79
BUTTIANI CLARA anni 80

2019
FRASSINE EMILIA anni 89
MAFFIOLI MARIA (LIA) anni 91
BERTACCHINI GINO anni 81
PEDERZANI GIUSEPPE anni 71
BORRA MARIA ved, Bodei di anni 84 (Vallio)
DE GIACOMI AGNESE anni 81 (Gambara)
FOGLIO ERNESTINA BROLI anni 92 (Brescia)
DEGIACOMI ANGELA anni 86 (Muratello di Nave)
UBERTI DARIO anni 64
SEGGIOLI ANNA (Tina) anni 79
BETTINI ELVIRA (Rosi) anni 90
TAIOLA ADELE anni 84
ZUCCHINI MARIA anni 88
BOLOGNA ALBINA anni 75 (Mocasina)
MAESTRI CLAUDIO anni 69
VALENTINI ELISA anni 93
ZUCCHINI SANTINA anni 85 (Villaggio Prealpino)
MAZZOLENI  IVAN anni 71
SIMONCELLI VILMA anni 55
DEGIACOMI MARCELLA anni 92
FRANZONI MARIA (LIA) vedova Giacomelli anni 96 (Gavardo)

2020
ALIDA FERRARI (ved.Muraro) anni 94
COMINI MIRELLA anni 87
PIANTA ELIANA anni 84
BERTACCHINI DELIA anni 80 (Nave)
PRESTI PIETRO anni 90
ZUBANI CLAUDIO anni 79
BELOTTI CARLO anni 79
TOSCANO GAETANA anni 81
MAESTRI SERGIO anni 73
GHIDINI DOMENICA anni 90
MANTOVANI GINO anni 78
NATASA PROLIC anni 47
VASSALINI MARIA anni 64
DURANTI AURELIA anni 83
ROSSI LIVIA anni 84
BERTACCHINI RENATA anni 87 (Brescia)
BORRA LUIGI anni 81
LUISA PACE anni 89
ZUCCHINI EDOARDO anni 85
PISCINI GRAZIANO (OTTORINO) anni 80
PRANDINI SONIA anni 41 (Castegnato)
ZANOLETTI  ELIDE anni 90

2021
MAFFIOLI  MISTICA anni 87
DEGIACOMI  FRANCESCO anni 84
AZZANI GIOVANNI PIERINO anni 92
NODARI  LILIANA anni 64
SCHNABL ANNA MARIA anni 68
DEGIACOMI ANTONIO anni 92
MANTOVANI LUCIA ved. Scalmazzi anni 94 (Verona)
PRANDINI LUIGI (Pierino) anni 79
ADAMO ANNA MARIA anni 59
DEGIACOMI FRANCESCO (Toparì) anni 90
ZUCCHINI DOMENICA (Rosi) anni 84
BERTACCHINI  ANDREA anni 85
BENINI MARIO anni 94
FERRI ALBERTO anni 76
BORRA LUIGINA anni 79 (Nozza)
BARGNANI GIULIA anni 89 (Luglio)
MERIGO IMELDA anni 77
CROTTI GIULIANA anni 88

2022
TAIOLA suor ROSINA anni 100 (Brescia)
MAZZOLARI NATALE anni 82
TAMUSSI PIETRO anni 80
GIOVANNI DELLA MAESTRA (EMILIO) anni 71 (Nave)
DE GIACOMI VINCENZO anni 87
KARL HEINZ GRUNOW anni 78
BENINI ELISABETTA di anni 95
PUTELLI ANTONIETTA anni 82
EMER CELESTINA anni 89
TAPINI PIERINO anni 88
MINETTA RINALDO anni 87
PORCIANI MARIA anni 83
ZUCCHINI MARCO (Febo) anni 93
PRANDINI ALBA anni 77
BEZZI ALESSANDRINA anni 87
CHIAPPA ANNA anni 74 

2023
BERTACCHINI EVELINA anni 80 (Capriate S. Gervasio-BG)
TRAININI IVAN anni 70 (Flero)
BETTINI CARMELITA anni 77 (Brescia)
PRANDINI AGOSTINO (Palèta) anni 89 (Concesio)
TENGATTINI RACHELE anni 73 (Bovezzo)
MINENI ALESSANDRO anni 75
BROLI SILVIA vedova Comini anni 83  (Brescia)
MICALI LUIGI anni 78  (Torino)
MINETTA MONICA anni 60
TOSCANO CARMELA anni 81
DEGIACOMI MARIA (Puci) anni 84
ZECCHINA BATTISTA anni 93
SAMBRICI GIOVANNI anni 79 (Muratello di Nave)
TRAMI ARTURO anni 77
FURETTA ROBERTO anni 58

2024
ABENI AGOSTINO anni 87
LONGHI ROBERTO anni 46
PEDROTTI ELISABETTA anni 90
PEDROTTI MARISA anni 84
FANTON CARLAMARIA anni 89
BERTACCHINI ARMIDA anni 79
FRANCINELLI SANDRO anni 87
UBOLDI LUIGINO anni 83
ZUCCHINI ROBERTO anni 49
MURATORI LIVIANO anni 91
SEGGIOLI SILVANA anni 68
BROZZONI GABRIELLA ved. Lombardi anni 84 (Nave)
BERTACCHINI GIUSEPPE (Principe) anni 85 (Nave)
LOCATELLI  TERESINA  anni 89
PASSERI CATERINA ved. Ragnoli anni 90
DONINELLI PIETRO PAOLO anni 90

2025
BETTINI MARIA (Rosi) anni 83
BENINI LUCIANO (Copa) anni 64
ZUCCHINI GIOVANNI (Pastur) anni 89
COSER GIULIANA anni 78
LUCI DANTE anni 85
MAZZOLARI AURORA anni 86
FREDDI LUCIANA anni 66
ZUCCHINI FRANCESCO  (Pastur) anni 87
SAMBRICI GIACOMINA  anni 83
OLIVARI GIORGIO anni 57
DEGIACOMI EVELINA anni 95
BERTACCHINI PALMIRA anni 79 (Nave)
BERTACCHINI GIUSEPPE (Pinelo) anni 93
PRANDINI ANGELA anni 91
POFFA RAFFAELLA anni 76 (Torino)
SAMBRICI NATALINO anni 87
DE GIACOMI ANDREINA (Luigina) anni 90
DE GIACOMI ADRIANO anni 75
SOZZI UMBERTO anni 69
BROLI ETTORE anni 84
LOSSI GIUSEPPE (Battista) anni 96

lunedì 24 febbraio 2025

IL VECCHIO CONTINENTE DAVANTI ALL'ORSO RUSSO di Roberto Chiarini (Giornale di BS 23/2/2025)

 


C’eravamo illusi che dopo la caduta del muro di Berlino il mondo si fosse finalmente pacificato. Era finita la divisione tra l’Est comunista e l’Ovest democratico, che aveva tenuto per cinquant’anni col fiato sospeso l’umanità intera nel timore di una guerra nucleare. La guerra fredda si era conclusa con la vittoria dell’Occidente liberale. Era ragionevole pensare che il futuro sarebbe stato all’insegna di una diffusione della democrazia e di una società di mercato.

Dimentichiamocelo.

Scopriamo oggi che il mondo è più diviso che mai, lacerato dalla competizione tra due grandi potenze (Usa e Cina) e dalla riproposizione nei rapporti internazionali della legge del più forte. Vittima predestinata l’Europa, il continente patria della democrazia che dopo secoli di lotte fratricide ha fatto in questi ultimi ottant’anni della pace la sua condizione di vita.

Fino all’elezione di Trump, ci siamo baloccati con la speranza che, bene o male, potessimo proseguire a prosperare senza guerre. Il risveglio é stato traumatico. Ci ha lasciato tramortiti, incapaci di reagire, inermi di fronte a Trump, Putin e Xi Jinping che si stanno spartendo il mondo.

Sarà brutale il trattamento che Trump, il presidente della nazione fino a ieri nostra grande amica e alleata, ci sta riservando: nuovi dazi e un nuovo ordine che passa sulla testa dell’Europa. Un trattamento che di regola si riserva al nemico, non ad un alleato.

Irricevibile la lezione di democrazia che il vicepresidente Vance ci ha impartito a Monaco sul nostro presunto tradimento dei valori liberali. Da qual pulpito viene la predica, ci verrebbe da dire. Il suo presidente ha appena amnistiato i colpevoli dell’assalto a Capitol Hill, ossia dell’attacco al cuore della democrazia americana.

Sarà sconcertante assistere allo spettacolo della vittima dell’aggressione russa (Zelensky) trattata da carnefice, di una nazione (l’Ucraina) che dopo essere stata invasa e devastata viene fatta passare per artefice della guerra.

Sarà inaudito sentire il ministro ombra di Trump, il magnate Elon Musk, dire che il presidente ucraino, il resistente all’aggressione russa, “si nutre dei cadaveri dei suoi soldati”.

Potremmo continuare a lungo ad elencare i motivi di sconcerto suscitato dalla svolta politica di Trump, ma servirebbe solo a lasciarsi attoniti, incapaci di reagire allo shock subito.

È urgente, invece, prendere coscienza della nuova realtà che si è disegnata, prima che questa ci cancelli dalla storia.

Come sempre, il punto di partenza per reagire a una sconfitta è rendersi conto di quel che è avvenuto. E questo è molto chiaro, anche se dolorosamente grave.

Pensavamo di non avere problemi di sicurezza, comodamente sistemati sotto l’ombrello protettivo degli Stati Uniti.

Pensavamo di poter continuare a sviluppare la nostra economia grazie al rifornimento a buon mercato della Russia.

Pensavamo di poter contare per il nostro sviluppo economico con l’accesso libero ai mercati dell’America e della Cina. Dimentichiamocelo.

Ci tocca assumere la responsabilità del nostro futuro. Ci aspetta un mondo regolato, ora più che mai, dalla legge del più forte. Sarà bene ricordarcelo in futuro. Non è consigliabile, non è prudente fronteggiare l’orso russo armati della sola bandiera della pace.


venerdì 21 febbraio 2025

ATTENZIONE: PERICOLO

 


Quello che dovevamo aspettarci è accaduto: l’elezione di Trump alla Casa Bianca ha saldato l’anello con l’autocrate Putin generando un cortocircuito in una UE frammentata e litigiosa su tutto. L’annuncio di dazi da una parte, le aggressioni verbali e gli attacchi hacker dall’altra, hanno iniettato il veleno dei distinguo nei rappresentanti di diversi leader nella UE. Il limpido discorso di Mattarella e quello strategico di Draghi rischiano di rimanere inascoltati, se non addirittura snobbati. Le posizioni ambigue di alcune delle forze politiche in campo, anche di casa nostra, mostrano quanto l’Europa sia inadeguata a fronteggiare un terremoto di questo genere. Senza un consolidamento dell’Unione ci aspettano bordate dallo "zar" e pure dall’USA che vorremmo avere per amica, entrambi intenti a dilaniare l’Europa allo scopo di governare il mondo, condizionando altre grandi potenze come Cina e India. La lucidità del “pilastro” Draghi non lascia intravvedere altre scappatoie diverse dall’unità d’intenti nel fronteggiare il pericolo. Quelli che ammiccano ora ad est, ora a ovest, se si opporranno a questa elementare necessità, dovranno ben presto leccarsi le ferite prodotte dall’emarginazione. A nulla servirà essere annoverati tra i cortigiani: questi personaggi saranno condannati a contare solo sui privilegi ottenuti per il “servizio”.

Se ancora non abbiamo capito che è sospetta la strana coincidenza di vedute sul futuro dell’Ucraina da parte di Trump e Putin, nonostante sia evidente chi ha prodotto la situazione attuale, prima  e dopo l’invasione, allora dobbiamo prepararci a ingoiare tanti bocconi amari.
Già gli ammiccamenti del nostro Governo non hanno impedito all’arrogante vice presidente americano Vance di incolpare l’Europa di tutti i mali e non sono serviti neppure a trattenere Trump dalle roboanti e ingiuste accuse rivolte all'Ucraina e al suo Presidente, figuriamoci quanto Putin tema un’Europa divisa e una NATO che rischia di non avere più l’America tra gli alleati.
Dimenticare che l’Ucraina è il cuscinetto di confine con una federazione che vuole ritornare ad essere il grande impero di un tempo, che per raggiungerlo è intenzionata ad usare tutti i modi, leciti ed illeciti, schiacciando in patria qualsiasi tentativo di protesta, vuol dire andare incontro al peggio.
Fa specie sentire la portavoce del ministero degli esteri russo attaccare il nostro Presidente per aver paragonato il loro comportamento a quello del terzo Reich: il prepotente vuole sempre aver ragione. Ma fa ancora più impressione che qualcuno affermi che Mattarella poteva evitarsi questa esternazione; ma come, non c’era un patto sottoscritto di rispetto da parte russa della sovranità dell’ Ucraina? Come fu per la Polonia, la storia si ripete.
D’altra parte non possiamo pretendere l’impossibile: se gli elettori UE sono disposti a correre i rischi e i pericoli connessi e i nostri governanti mancano di lungimiranza, stiamo pure a guardare, senza parlare per timore di comprometterci. Le prime batoste arriveranno presto, speriamo almeno che possano convincerci ad unire le forze. Purtroppo, fatta salva la Misericordia Divina, non possiamo contare più di tanto neanche sulle preghiere dei credenti perché a pregare sono sempre di meno.