Le promesse elettorali hanno le gambe
corte! Aumenteremo le pensioni minime a 1000 euro: e non hanno recuperato
nemmeno l’inflazione; diminuiremo la soglia per andare in pensione: sono stati
aggiunti mesi in più per accedere all’agognata pensione; diminuiremo le
imposte: il carico fiscale è aumentato di un punto e mezzo; diminuiremo
l’accise sui carburanti: aumentata. È una prassi consolidata negli anni, che
non riguarda solo il governo in carica. Tutto è dovuto alla necessità di far
quadrare i conti e questo è noto a tutte le forze politiche da sempre. Perciò i
nostri politici, quando fanno promesse, mentono sapendo di mentire perché è impossibile
mantenere promesse che hanno un costo altissimo con un debito pubblico come il
nostro (Più di 3000 miliardi-100 miliardi per interessi). Diventerà (a
posteriori) credibile quel governo che prometterà di ridurre il debito del 20%
entro la legislatura, chiedendo lacrime e sangue, perché galleggiare con una
barchetta senza zavorra qual è la nostra economia, al minimo colpo di vento, può
affondare senza alcuna possibilità di ripresa. La fuga dalla cabina elettorale
è dovuta principalmente alla sfiducia verso la politica, incapace di mantenere
le promesse elettorali e capace invece di mentire per accattivarsi la fiducia
degli elettori. Quando anche parte di questi entreranno nell’esercito di chi
non vota, stiamo certi, che chi si troverà a sedere nelle stanze del potere
farà una legge per concedere di governare anche con il minimo dei risultati
elettorali. È questa la democrazia?
Quanto sarebbe più costruttiva la
realizzazione di un programma elettorale sulla base delle reali possibilità
economiche e senza raggirare gli elettori; ciascuna forza con le proprie idee e
le proprie priorità, per dimostrare la capacità di saper guardare al futuro con
lungimiranza.
Quanto sarebbe più matura una
democrazia in cui l’elettore esprime il suo voto in base alla concretizzazione
del programma che ha condiviso e non delle promesse fatte e non realizzate,
sempre per colpa di qualcun altro. Un sogno? Probabile, ma ognuno ha diritto di
coltivarlo perché è l’unico modo per capire chi agisce per l’emancipazione
nazionale e chi bada solo a coltivare il proprio orticello, quello che gli
permette di stare a galla lucrando di compensi e prestigio immeritato.
