Cosa c’è da esultare se il risultato
elettorale è dato da poco più del 20% degli elettori? Non ci sarebbe da
preoccuparsi? Chi non si è recato alle urne ha forse dato una delega in bianco
oppure è invisibile?
E poi è talmente deludente questa
caccia al voto che fa leva su tutte le debolezze umane per attirare l’elettore
dalla propria parte. Un mercato che crea soltanto confusione e genera rigetto.
Infatti, un numero sempre maggiore di elettori, non si reca alle urne perché
non crede più a nessuno, con grande soddisfazione dei “capi popolo” che possono
decidere facile e con intimità. Questa è la democrazia del 20%.
Dove sono le persone di coraggio che sanno
parlare schiettamente ai cittadini, con una visione chiara e lungimirante?
Siamo nel bel mezzo di guerre e pericoli di ogni genere, innanzi a un futuro
che non potrebbe essere più incerto e i nostri politici cosa fanno? Si sfidano
a dimostrare che votando loro avremo una vita felice e serena come non mai e i
nostri figli e nipoti un futuro brillante (Mentre la verità è che ogni anno
aumentano quelli che lasciano il Paese). Ma questi signori che continuano a
sostenere una Bengodi che non esiste, continuano ad evitare decisioni importanti
sullo sviluppo e sull’energia, necessarie ma impopolari.
La storia va ripetendosi.
C’erano una volta delle nazioni del
Vecchio Continente che credevano di bastare a sé stesse nella difesa e
nell’offesa, Poi venne uno che doveva mettersi d’accordo solo con sé stesso e
stese la sua ombra su tutte le altre nazioni e la mantenne a lungo facendo
soffrire atrocemente tutti quelli che cercavano di opporsi. Da quella lezione
nacque l’Europa, unione che i Padri Fondatori ritenevano l’unico modo per
fronteggiare pericoli futuri simili a quelli appena passati. Purtroppo, il dio
denaro, gli interessi economici e quelli strategici, hanno ricondotto l’Europa
ai rischi di allora, se non peggiori. Nemmeno l’analisi impietosa di Mario
Draghi ha fatto breccia tra le nazioni, neppure quelle più esposte alla
prepotenza dell’uomo di turno, un
pericolo per tutta l’Europa.
Le nostre democrazie cercano un
potere intoccabile e imperdibile, e rimaniamo ciechi e insensibili davanti ai
pericoli che incombono sulla nostra testa.
Senza mai smettere di dialogare in
nome della pace dobbiamo però essere sempre pronti a difenderci. Difendersi non
è darsi alle armi, è mantenere la dignità e la propria indipendenza. Chi si
illude che gli spettri del passato non si affacceranno più alle nostre porte
non si rende conto o si rifiuta di vedere il danno che ci stanno creando i
nuovi imperialismi, con i quali collabori da suddito autolimitando le tue
libertà o ti opponi con tutte le conseguenze. Russia e America ce lo stanno
dimostrando. Oltre a Mario Draghi altri studiosi si cimentano nel voler
dimostrare che ci stiamo facendo del male da soli, ma sono sommersi dalla
potenza dei media che non consentono all’opinione pubblica di farsi un’idea del
momento che stiamo attraversando subissandoci di notizie di cronaca nera di
sport e di gossip.
Nella Chiesa l’accorato appello di
Papa Francesco a pregare per la “martoriata Ucraina” è stato sostituito da un
più silenzioso e intenso intervento diplomatico di Papa Leone XIV che, speriamo, possa portare a qualche
risultato tangibile.
È giusto pregare per la pace,
manifestare per la pace, lavorare per la pace, senza dimenticare però che nelle
guerre c’è sempre uno che aggredisce e uno che si difende e se piccolo, senza
aiuto, è destinato a soccombere. Nello stesso momento che noi non lo
soccorriamo in attesa di una soluzione diplomatica che non viene, pecchiamo di
ipocrisia, non prepariamo la pace e lasciamo che diventi opinione comune che
quel popolo si sia meritato tutto quello che gli è accaduto.
L’Europa ha un problema esistenziale:
deve decidere in fretta cosa è disposta a fare per una convivenza sociale che
si basa su principi che parlano la stessa lingua e sappia fronteggiare i
pericoli e le prepotenze esterne che la minacciano o finiremo di mangiare pasti
abbondanti per passare alla sola frutta.
